DAL TEMPO DELL’ATTESA ALL’INCONTRO CON IL BAMBINO.

 

Ci piace definire tempo dell’attesa il periodo compreso tra la presa in carico da parte di un Ente autorizzato, al fine di poter avviare e cicognaseguire la pratica di adozione, e l’effettivo arrivo del bambino.

 

Ora, tutto ciò che è necessario è attendere i tempi tecnici e burocratici per l’avanzamento della pratica, ma è anche un tempo in cui la coppia in maniera via via più tangibile, vede la realizzazione del suo desiderio.

Il tempo dell’attesa è quindi importante perché attiva fantasia ed immaginazione sul bambino che “non c’è”, su un figlio completamente sconosciuto ai futuri genitori: così pensare e fantasticare il bambino in questo lungo periodo, permette di tenere in allenamento mente e cuore, pensieri ed affetti.

Si pensa ad un bambino che viene da lontano, con un bagaglio di appartenenze originarie lontane nel tempo, catene generazionali sconosciute che lo individuano e ne fondano l’identità.

 

Eccoci così ad aspettare pazientemente che il tempo porti qualcosa di nuovo…ma è proprio nell’esperienza dell’assenza e della separazione da ciò che si desidera, che la mente attiva ed elabora progetti…fa spazio al bambino.

Si può dedicare questo tempo dell’attesa, per fare spazio in voi, e per poter tra voi incondizionatamente accogliere quel bimbo, è necessario volgere incuriositi lo sguardo su quella valigia che lo accompagnerà per sempre.

Per valigia non intendiamo il bagaglio che più volte in fretta preparerete per andarlo a conoscere, ad incontrarlo là, nel suo paese d’origine, ma come metafora, come simbolo della storia di ognuno, che quotidianamente ci accompagna, ci definisce, contenendo tutte le nostre esperienze di vita.

I ricordi, gli affetti, sono tutti lì, accuratamente piegati l’uno sull’altro e ogni volta che qualcosa di nuovo accade, eccone un altro che qui si deposita…

Così a ben contare, le valigie in questione sono per ora due, le vostre, e siete in attesa della terza o magari della quarta, e se il contenuto delle prime sarà sicuramente meglio conosciuto da entrambi, quello del/dei bambino/i che arriverà sarà completamente nuovo.

Il bambino nella sua valigia porta con sé tutto ciò che ha vissuto prima di entrare a far parte definitivamente della vostra famiglia, e anche se saranno ricordi attenuati, o sembra che non ricordi niente del suo passato, comunque, in lui si sono depositati.

Odori, suoni, rumori, immagini, persone, sono in lui; e per poter iniziare a conoscerlo e ad accoglierlo pienamente, non possiamo cercare di togliere dalla sua valigia questo o quello, ma cercare di aprirla insieme per conoscere la sua storia, e poi aprire insieme quella che racconta la storia di tutti e tre.

 

Così il paese di provenienza del bambino insieme alla cultura e alle tradizioni che ne fanno parte, la sua vita nella famiglia d’origine, l’esperienza dell’istituto, e la tanto attesa speranza di una nuova famiglia vanno a piegarsi dentro una stessa valigia che continuerà ad arricchirsi nel corso del tempo.

Si raccontano storie di genitori naturali che vivono una vita disagiata, in condizioni di povertà, che impediscono loro di prendersi cura del bambino lasciandolo in condizioni precarie di accudimento e/o di totale deprivazione affettiva.

I gruppi di fratellini sono numerosi, ma se con alcuni si convive quotidianamente, di altri, forse perché più grandi, o perché già adottati o in istituto, non si sa nulla.

A volte in questo scenario si affaccia la figura di una nonna che prendendo a cuore la situazione, accoglie, grazie all’affidamento, il nipote nella propria casa, per offrirgli il calore di una famiglia e per prendersi cura di lui.

 

Se questo non avviene la realtà dell’istituto diventa sempre più vicina.

Con l’ingresso in istituto le condizioni fisiche del bambino migliorano perchè entra a far parte di un luogo capace di garantirgli più pasti caldi al giorno, gli permette di vivere in maniera più serena rispetto al passato, di sentire meno forte il sentimento di solitudine grazie alla presenza costante di fratelli, di altri bambini coetanei o poco più grandi, con i quali poter giocare e condividere la vita di tutti i giorni in modo da sentirsi meno soli e abbandonati.

Anche se non conosce e ha mai visto prima gli adulti che lo circondano, perchè tutto è nuovo, lo rassicurano i loro volti sereni, sorridenti, amichevoli, pronti a tendergli la mano, a rimboccargli le coperte, a raccontargli le favole.

 

Il tempo ha infatti permesso che le condizioni di vita offerte ai bambini ospiti degli istituti, cambiassero, permettendo alle varie figure professionali di prendersi cura dei bambini con professionalità e serietà, seguendoli in maniera più completa, evitando di lasciarli in condizioni inidonee al loro sviluppo psico-fisico.

Così, a poco a poco, avviene l’adattamento alla vita dell’istituto, alle maestre, ai compagni, a quel lettino in cui si ricerca invano il profumo di casa, per mano si tiene un fratello, un amico, un orsacchiotto e mentre il tempo passa, tutto ciò nella sua valigia inizia a piegarsi, ad essere riposto, a far parte di lui, dei suoi ricordi, della sua storia.

......... Poi all’improvviso il vento cambia, rinasce la speranza ...... la vita in istituto è stata solo una lunga parentesi, e non un per sempre, un tempo…dell’attesa che anche a lui porterà qualcosa di nuovo da sempre sognato … una famiglia, una mamma e un papà.